Lunedì 5 novembre 2007 Giorno di ricovero

Giornata di ansia e attesa…per tutti. Da ormai tanto tempo io, il mio bimbus e i miei aspettavamo questo giorno e sapevo che non sarebbe stato facile arrivarci….così pieni di paure, di speranze e di sentimenti forse mai troppo espressi che scaturiscono poi insieme in un turbinio stordente e anche spiazzante.
Ho pensato spesso nella mia vita a ciò che avrei voluto fare se qualcuno mi avesse detto di avere ancora pochi giorni da vivere….probabilmente li passerei come ho trascorso questi ultimi giorni…sorprendentemente rintanata in casa sulla penisola del divano davanti al fuoco del camino acceso, circondata dall’amore di Valerio, dei miei e dei tanti amici e parenti che ho ritrovato.
Per carità, non sono propriamente in fin di vita, anche se nessuno sa quanto mi manchi, ma è come se si chiudesse un capitolo e se ne aprisse un altro… E per arrivare alla rinascita occorre scalare la montagna più alta del mondo…oltre l’ Everest.
Io e Valerio in questi ultimi giorni abbiamo condiviso gioia, dolore, ansia, disperazione, pianto, sorrisi, pazzia, amore, tutti mixati nello stesso bicchiere e pronti a scoppiare ad ogni occhiata scambiata. Abbiamo pianto spesso insieme alternandoci nel ruolo dell’incoraggiatore, e malgrado le lacrime non siano da tutti viste come positive, ho confessato lui che sono stati giorni anche bellissimi per l’aumentata complicità che abbiamo trovato. La nostra ultima cena, ieri sera, è il ricordo che rimarrà indelebile nel nostro cuore. Tutto era perfetto: apparecchiatura, fiorentina sul fuoco con patate arrosto e musica di sottofondo, quella di Elisa. Tutto era perfetto tranne ciò che provavamo entrambi. Ad un certo punto, dopo essermi seduta sulle sue gambe, Vale mi dice:”Promettimelo”… io non avevo capito, riavvolge la canzone “Una poesia anche per te” e mi fa notare un verso  che dice:” Vorrei rinascere per te e ricominciare insieme come se non sentissi più dolore”… dai miei occhi sono iniziate a scendere le lacrime perché in realtà c’era il 40% di possibilità che non succedesse… al suo richiedermi di prometterglielo ho risposto:”Te lo prometto, ce la metterò tutta!”. Poi con la disperazione negli occhi si è toccato il cuore dicendomi: ”Qui siamo a posto”. E forse ha imparato a piangere… Ad un certo punto mi ha preso per mano e portata in bagno per adempiere al rituale della rasatura. Per cercare di sdrammatizzare, una volta davanti lo specchio, ho preso in mano le forbici e ho iniziato a tagliare ciocche di capelli per accorciarli e vedere come stessi con i capelli a maschiaccio. Non ero malvagia!!! Vale nel frattempo riprendeva il tutto e scattava foto per ricordare come affrontavamo la cosa. Una volta sfoltiti quasi del tutto, Vale ha preso il regola barba e ha iniziato a rasare fino a ottenere una minima peluria. Quanto ci siamo divertiti! Sembrava un gioco fra bambini piccoli. Alla fine, come ultimo tocco, ecco il rasoio… alla fine eravamo come i pelati cirio!!! Perché lo abbiamo fatto? Perché suggerito dai medici per evitare il trauma di vedere cadere le ciocche di capelli per la chemio. Quella notte abbiamo dormito poco…

Ora sono qui dalle 17 rinchiusa nella stanza B, non ancora in regime di protocollo sterile, in attesa di cominciare domani questa nuova sfida… In questi casi si suole dire:”Chi vivrà vedrà”…… ed io devo vivere ….. malgrado abbia tante paure, anzi l’unica, quella di morire e non aver succhiato alla vita tutto ciò che mi deve e che mi ha finora negato o reso difficile raggiungere. Non sono riuscita a salutare Vale e i miei con un bacio per la frenesia e la tensione dell’ingresso…
La stanza dove vivrò per i prossimi quaranta giorni è dotata di tutti i “comforts”: letto-bilancia con comando elettronico per la regolazione di schienale e poggia piedi, tv con dvd e una lista di 150 tra films e spettacoli teatrali fra i quali poter scegliere, cyclette magnetica con rilevamento battito cardiaco e calorie bruciate sull’impugnatura, comoda poltrona per ospiti, tavolo con sedia per mangiare e bagno privato con doccia dotata di porte scorrevoli. In più c’è l’occhio del “Grande fratello” che osserva il paziente quando è a letto. Le regole sono le stesse che ho seguito durante il ricovero di agosto e quindi: doccia ogni mattina con relativo cambio biancheria e pigiama, sciacqui tre volte al giorno con bicarbonato e clorexidina per il cavo orale, con in più uno sciroppo per l’intestino da prendere due volte al giorno. E appesa all’esterno della porta l’asta per la somministrazione dei farmaci, soprannominata da me “l’albero di Natale”.
Alla tv c’è Voyager con Roberto Giacobbo e penso che concluderò questa prima mezza giornata con un bel botto sul cuscino. Ah…non riesco a tirare giù lo schienale del letto…dovrò dormire sul mio caro e vecchio “monte”.

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