Martedì 6 novembre 2007 II° Giorno di ricovero

La sveglia qui suona prima di quella di Valerio, alle 6, per i prelievi di routine e il martedì per il buco necessario per i fattori di coagulazione (è l’unica occasione in cui non viene utilizzato il cvc o altrimenti detto catetere venoso centrale). Dopo la doccia, il cambio abiti e la terapia, mi hanno chiamata per andare in clinica chirurgica per l’inserimento appunto del cvc. E allora sì che il cuore ha iniziato a dar di matto e la testa a dolere per la tensione. Tutta bardata con i soliti indumenti più il camice azzurro caloroso, ho fatto il viaggio in ambulanza e sono stata parcheggiata nel solito corridoio. Fortunatamente il dottore mi ha fatto entrare subito e ha iniziato il suo iter con i rischi legati all’impianto (il più immediato lo pneumotorace nell’eventualità che avesse toccato la pleure) e la mia apparente calma si è trasformata in ansia vera e propria. Le sue casistiche basate sulle miriadi di impianti fatti non potevano nulla… nessun effetto lenitivo sulle mie extrasistole aumentate di numero. Con l’anestesia locale non ho sentito niente ma non mi muovevo per paura di indurlo in errore e non parlavo per timore di distrarlo. Quando ha insistito perché parlassi l’ho investito di domande. Ho scoperto che il cvc è posizionato all’interno del cuore (meglio non saperle certe cose!) e mi ha spiegato che le terapie non lo danneggiano perché i farmaci vengono immediatamente mandati in circolo, ciò che non avviene nel torrente periferico. Però è inquietante sapere di avere un tubo nel cuore!! Una volta applicato alcuni punti di sutura, non so se a punto croce o a mezzo punto, l’intervento è finito e sono rimasta in attesa dell’ambulanza per circa mezz’ora. Mi ha colpito ciò che mi ha detto il dottore: “ce la devi fare perché si vede che sei una ragazza forte” e il gesto che ha fatto subito dopo mettendomi la sua mano calda sulla testa mi ha in un certo modo rincuorata. Prima di lasciarmi, imprecando perché ancora nessuno veniva a recuperarmi, ha aggiunto: “che Dio ti protegga”.
Finalmente…l’ambulanza e i soliti sguardi indiscreti e fuggevoli della gente in corridoio che osservano una barellata giovane e bardata in modo insolito!
L’ora di pranzo ormai… ho mangiato tutto intiepidito; non che caldo fosse migliore! Con le mie innumerevoli intolleranze a causa dei miei cari amici eosinofili i miei piatti sono tutti sbiaditi e il menù per me prevede sempre: riso o pasta all’olio e minestrina come primi, pollo lesso o arrosto, fettina o medaglione di manzo ai ferri (e giustamente anche poco cotti) come secondi e frutta cotta o purea come dolce! Ah, dimenticavo pane e acqua, rigorosamente naturale.
Dopo pranzo un po’ di tv giusto per passare un po’ il tempo e un sonnellino arrivato più per noia che per stanchezza, visto che il mio pc non può essere connesso alla rete internet ospedaliera per chissà quale arcano motivo. Mi sento isolata da tutti e dal mondo di amici che si sono dotati di webcam per farmi sentire meno sola. Tutto ciò in attesa del pasto delle sei e dell’ora del passo…ah già…non aspetto nessuno perché Valerio non potrà venire per una settimana (fino a sabato) per aver fatto il vaccino antinfluenzale e nemmeno mina e pino influenzati… e meno male dovevano essere loro la mia forza!
Ora sono qui sola col mio pc e la mia musica e alle nove di sera non so già più che fare… A domani!

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