Raccolto d’Amore

Il mio cuore negli ultimi dieci giorni si è espanso ed è difficile trattenere e serbare tutte le emozioni quotidiane che lo riempiono. Amo i bambini, amo i ragazzi ed ecco perché adoro condividere con loro ciò che so e che li può aiutare! Da dieci giorni sostituisco un’insegnante delle scuole medie e per me è la prima volta dopo molti anni di attesa inutile nelle graduatorie di terza fascia. Per fare il topo di laboratorio ho sempre relegato al secondo posto l’insegnamento perché pensavo di non avere lo stesso senso di missione e dedizione di chi ha studiato per andare a insegnare. Eppure negli ultimi anni di lezioni private qualche dubbio mi è sorto… Qualche vacillamento al mio scetticismo iniziale lo avevo percepito. Entrare in classe è stato indescrivibile e ogni giorno i ragazzi mi regalano molto più di ciò che io cerco di dare loro! Mi inquieto se parlano, se si agitano e non sopporto l’irriverenza… Ma basta un minimo accenno di simpatia e di gratitudine per far tornare il sereno. Non credo minimamente di incutere timore… Non sono credibile come prof severa e cattiva!!! Mi basta sentire chiedere dai ragazzi:”Prof, vero che rimarrà lei fino alla fine dell’anno?” per farmi sciogliere! Vorrei urlare di sì ma ancora non si sa!!! Ci sono ragazzi e ragazze con problemi di vario tipo e subito mi sento una mamma chioccia e vorrei risolvere i problemi di tutti! Alcuni ispirano una tenerezza infinita e me li porterei a casa!!! Sarà così che si sentono tutte e tutti i prof e gli insegnanti? Io spero proprio di sì e che come tutte le professioni non diventi nel tempo un lavoro automatico come avviene in altri ambiti!!! È un privilegio poter donare qualcosa ai bimbi e ai ragazzi di ogni età e io farò del mio meglio nel tempo che mi sarà dato! Grazie ragazzi!!! ❤️

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Orgogliosa di essere come sono

Orgogliosa io? Ma quando mai?!?! Chi mi conosce sa che non mi sono mai sentita orgogliosa di me stessa. In me è sempre mancato quel quid di sicurezza in più che mi facesse essere contenta di ciò che ho ottenuto, probabilmente perché inferiore a ciò che in realtà avrei sempre desiderato ottenere a causa della mia ambizione e testardaggine. In questi ultimi giorni però è accaduto qualcosa che mi ha fatto dubitare del mio sentirmi sempre l’ultima ruota del carro e in passato nemmeno la psicologa è mai riuscita a farmi capire che così non è. Sono stata chiamata per una supplenza in una scuola media… Ho accettato vista la precarietà economica in cui mi trovo e anche per verificare se un tale ruolo potesse essermi consono. Ho sempre scartato l’idea di insegnare per rincorrere il mio sogno di essere un topo di laboratorio… Insito nel mio DNA fino dalla tenera età! D’altro canto, per arrotondare, ho sempre fatto ripetizioni e con buoni risultati. La preside, al telefono, ha fatto vacillare subito la mia sicurezza ma, orgogliosa come sono, ho accettato la sfida e giovedì scorso sono entrata in classe. Che emozione essere chiamata Prof!!! Che emozione vedere i ragazzi pendere dalle tue labbra perché per loro significhi imparare! Che emozione vederli tirare su le mani per chiedere qualunque cosa o per voler rispondere! Mi hanno da subito riempito il cuore e mi sono commossa al pensiero di poter dare loro un po’ di me stessa… Amo i bambini, amo i ragazzi… E forse sono diventata subito quella mamma che non posso essere. Non so quanto durerà quest’esperienza ma la affronterò col cuore pieno di gioia! Dopo soli due giorni di lezione una bimba ha alzato la mano e mi ha chiesto se rimarrò per sempre… E a lei si sono accodati i suoi compagni… E stessa cosa nelle altre due classi… Eppure non ho fatto niente di clamoroso!!! Anzi, li devo tartassare perché sono indietro e quelli di terza dovranno affrontare l’esame senza sapere niente! Lunedì poi mi si è avvicinata la Prof.ssa di lettere e mi dice:”Ma dove eri fino ad ora? Ce ne fossero persone come te! Grazie per essere arrivata!”. Sono rimasta impietrita senza riuscire a rispondere! E non è stata la sola, anche la coordinatrice ha apprezzato il fatto che abbia subito iniziato a far recuperare il tempo perso ai ragazzi. Ieri infine il primo consiglio di classe e la mia presentazione ai rappresentanti dei genitori che, con sorrisi enormi, hanno espresso la gioia dei loro ragazzi e il loro entusiasmo nei miei confronti! Che dire??? In pochi giorni mi hanno fatto una flebo di autostima che mi frastorna!!! Fisicamente per me sarà una sfida immane perché la sede è a un’ora di strada e sulla Montagna pistoiese… E dovrò portare avanti anche l’attività in laboratorio, fare le terapie, le visite, cantare, aiutare in Admo senza trascurare Vale e i nostri mici. Solo l’entusiasmo verso i ragazzi mi permetterà di farcela!!! E anche finalmente il sentirsi un po’ orgogliosa di riuscire in qualche modo ad essere un buon referente per loro! ❤️❤️❤️

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Ripartire (La mia nuova vita Cap.4)

Quel giorno era iniziato come tanti altri e non sapevo sarebbe diventato speciale e che lo avrei ricordato per tutta la vita come il punto di un nuovo inizio. Papà era a casa dal lavoro e per l’ennesima volta mi aveva proposto di uscire per andare a fare una passeggiata. E come le volte prima avevo detto di sì per poi supplicarlo di lasciarmi nella mia poltrona. Il terrore di non farcela mi pietrificava… Non riuscivo a vincerlo. Scocciato e frustrato dalla mia arrendevolezza ha tuonato:”Non ti permetterò di rinchiuderti in questa casa, vestiti e andiamo!”. Al mio ennesimo rifiuto è passato ai fatti. Mi ha presa in braccio e mi ha portata fuori, ma non semplicemente fuori casa, ma dalla parte opposta dell’isola vicino a dove abitava nonna Maria. Mi ha messa in terra e risoluto mi ha detto:”Ora torniamo a casa!”. L’ho supplicato piangendo che mi riportasse lui, non ce la facevo, non respiravo bene e non avevo fiato per tornare e la debolezza era talmente tanta che le mie gambe non reggevano nemmeno lo scheletrino che ero diventata. Non mi ascoltava, faceva dieci passi e mi aspettava. E ho ricominciato a camminare! A tratti mi sosteneva lui, in altri lo sostituivo col muro. E i primi dieci passi sono diventati venti, sempre intervallati da soste per far placare il cuore e far rifiatare i polmoni. Credo di averci messo quasi due ore a tornare a casa invece di venti minuti! Ma respirare quell’aria nuova e fresca e aver rimesso in moto i miei muscoli è stata la cosa più bella che fosse successa negli ultimi mesi. Ed è stata in quell’occasione che io e papà abbiamo attuato per la prima volta una nuova tecnica per uscire che avrei poi adottato per sempre: fare brevi soste anche davanti le vetrine per riprendere fiato o cercare di ammirare il paesaggio intorno senza far vedere quanta sofferenza si celasse dietro ogni respiro. E vi assicuro, da allora ha sempre funzionato!!! Tornati a casa l’abbraccio di mamma e le nostre lacrime di gioia hanno trasformato quella giornata iniziata con la paura, in una delle giornate più importanti della nostra vita!!! Se mia mamma mi aveva donato la vita, mio papà me ne aveva restituita un’altra! Iniziava così la mia nuova vita!

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La mia nuova vita (Cap.3)

Quelle due settimane passate all’ospedale mi sono sembrate eterne. E malgrado non stessi bene, il mio unico desiderio era poter tornare a casa, poter tornare alla mia vita. Mi struggevo per le assenze a scuola, non sopportavo l’idea di non andare a danza e mi mancava la solita routine. I medici, felici della mia insperata ripresa, non si sbilanciavano rispetto al mio futuro e alla mia famiglia importava solo di non avermi persa. Forse le cose sarebbero andate diversamente se già un mese prima avessi fatto una semplice radiografia!!! Non ero in grado di tornare a casa con le mie gambe, troppo debole e troppo affaticata nel respiro. Siamo tornati in ambulanza e i primi passi sono stati un’agonia. Ritrovare il calore di casa e essere contornata dalle mie cose era ritrovare una normalità che però stranamente non sentivo più tale. Avevo quella fame d’aria che mi metteva ansia e che perdurava nonostante i farmaci… E quella tosse che mi faceva esplodere i polmoni che non si placava mai. Di tornare in classe o a danza non se ne parlava. Dovevo continuare a fare flebo a casa e il dottore veniva anche due volte al giorno. A dicembre un nuovo ricovero all’ospedale pediatrico del Lido di Venezia mi ha lasciato intendere che la mia vita aveva subito una svolta non voluta… Ricordo le corsie con i pianti e le grida dei bimbi, i tavoli bassi, tondi e colorati dove mangiavamo e passavamo il tempo disegnando e colorando. Ero la più grandicella e  mi sentivo un gigante in mezzo a quei cuccioli. L’atmosfera era totalmente diversa dall’ospedale civile e dalle finestre si vedeva il mare. Quel mare delle vacanze estive che ormai era già un ricordo. Ho trascorso i due mesi successivi a casa a letto dei miei, incapace anche di alzarmi, tanto ero debole. Secondo voi come facevo ad andare in bagno? Mio papà o il dottore o chi c’era al bisogno, mi tiravano su di peso e mi mettevano seduta su una sedia e mi trascinavano fino in bagno per poi riprendermi in braccio e adagiarmi dove serviva. Passavo le giornate guardando la tv, aspettando i pasti e soprattutto i compiti da fare col papà. Purtroppo all’epoca non c’erano cellulari o computer per comunicare. Il telefono era attaccato al muro e lontano dalla camera. E anche se lo avessi avuto vicino non mi sarebbe servito… Rimaneva muto, almeno per me. Le uniche persone che vedevo erano i miei genitori, mio fratello che cercava di farmi giocare, i miei nonni e qualche parente. Nessun amico a tenermi compagnia… Anzi, l’unica che è passata a trovarmi per portarmi i compiti, è scappata via piangendo dopo avermi vista… Ero diversa? Ero diventata un mostro? Certo, ero cambiata e con i miei 44 chili di secchezza non avevo certo l’aspetto più salubre di questo mondo! Da quel giorno ho iniziato a odiare me stessa, a odiare la mia nuova condizione. Non sarei più potuta essere una ballerina… Il mio più grande sogno era svanito! Piangevo tutto il giorno e mi rifiutavo di reagire. I miei non sapevano cosa fare e assistevano inermi. Eppure continuavo a studiare… Volevo tornare a scuola. Mio papà ha iniziato a dirmi che sarei prima o poi dovuta uscire da quella gabbia sicura che era diventata la nostra casa ma ogni volta che provavo a uscire, tornavo indietro terrorizzata e mi rifugiavo nella poltrona a righe nella quale avevo fatto una bella buca. Non respiravo bene e avevo paura. Fino a che un giorno, il mio grandissimo papà ha fatto ciò che mi ha permesso di ricominciare a vivere!!! 

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Vita serena

La mia infanzia è stata normale, come quella di tante mie coetanee.i miei genitori erano fantastici e mi ricordo di quando da piccola aspettavo l’arrivo di papà giù dal ponte di San Donato e di come mi prendesse in braccio facendomi roteare! Quando verso le 17 tornava a casa, per farsi aprire fischiava con un riconoscibile motivetto!!! Mamma è sempre stata dolcissima e buonissima! A cinque anni ho iniziato a fare danza classica due volte a settimana… Come per la maggior parte delle bimbe, volevo diventare una ballerina! La mia non era un’insegnante con la I maiuscola ma ce ne siamo accorte dopo cinque anni di lezioni e saggi… Non si preoccupava minimamente dell’età più adeguata per le punte col gesso che ho indossato a sette anni… Ovvio io ero alle stelle perché una volta salita sulle punte ti senti davvero già una ballerina… Ma i miei piedi sono cresciuti un po’ storti perché compressi in una scarpetta con punta stretta. Fino a quando danzi ami i tuoi piedi, soprattutto quando hanno il giusto collo del piede e quando non si riempiono di vesciche e fai invidia a tutte le altre che soffrono le pene dell’inferno! Poi quando smetti inizi a odiarli perché li vorresti dritti…                                                                                                                                  I cinque anni di scuole elementari sono stati fantastici ma anche pieni di scontri. Sono sempre stata la più alta di statura e i maschi, sentendosi un po’ sovrastati, mi chiamavano con nomignoli che odiavo:” Pamela Tarlá col Cup pelà”, “Pamela Ewing” di Dallas, “tonno” e chi più ne ha più ne metta. All’inizio mi facevano arrabbiare, poi sono sempre riuscita a fregarmene e davo loro lezioni cocenti quando giocavamo a calcio nel giardino della scuola o quando facevamo i tornei che vedevano contrapposte la scuola Cerutti, dove andavo io, e le Suore… Nessuno mi stava dietro e facevo sempre gol! Idem a pallavolo! Qualsiasi attività facessi eccellevo sia fisicamente sia mentalmente… In tutto ciò che facevo ci mettevo tutto l’impegno che potevo e non mi fermava nessuno. È così è continuato ad essere anche nei tre anni delle medie! Lo sviluppo a 11 anni mi ha fatta fiorire e tutto lo sport che facevo mi rendeva ancor più schiantosa… Mi piaceva portare le minigonne e topppini succinti. Ho cambiato scuola di danza per vedere di realizzare il mio sogno… La mia nuova insegnante era Iride Sauri, allora prima ballerina alla Fenice di Venezia, e le lezioni, anche quattro volte a settimana, erano impegnative e pesanti! Riuscivo però a conciliare benissimo studio e attività sportiva… Il mio fisico era fortissimo e potevo fare qualsiasi cosa volessi. In pausa estiva giocavo a tennis, andavo a correre per Murano o al campo sportivo, giocavo a pallavolo… In inverno lo sci che coinvolgeva tutta la famiglia.  Potevo fare qualsiasi cosa… I miei genitori erano invidiati da altri che invece avevano figli un po’ più fragili. Con mio fratello ci sopportavamo… Lui prendeva lezioni private di pianoforte e mi arrabbiavo quando strimpellava a casa perché non riuscivo a studiare… Ma gli ho sempre voluto bene!!! Se litigavamo o combinavamo guai papà ci chiedeva di avvicinare le mani col dorso verso l’alto per una bella pacca che però non ci hai mai dato, vista la paura che ci incuteva e che ci induceva a rientrare nei ranghi.                                                                                                                                                            Qualche magagna di salute ho iniziato ad averla soprattutto al naso con le adenoidi e i polipi nasali per i quali mi hanno sottoposto a una tortura mostruosa: la dilatazione meccanica dei turbinati che però non ha evitato l’intervento. Probabilmente si trattava dell’inizio di qualcosa. Ho concluso le scuole medie col massimo dei voti e a giugno ho superato la prova finale per passare all’ultimo anno della scuola di danza. A settembre avrei iniziato le scuole superiori al liceo linguistico Zambler, un istituto privato molto conosciuto per dare un’ottima formazione. I miei avrebbero fatto dei sacrifici per mandarmi lì e non li avrei delusi. Finita la scuola tutta la family è partita per una vacanza in Sicilia dove mi sono presa la mia prima cottarella che non è potuta continuare per la distanza! Non sapevo che pochi mesi più tardi la mia vita sarebbe cambiata improvvisamente! 

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